Incendio sul Vesuvio: allarme di geologi e ambientalisti per rischi ambientali e geologici
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| (Foto d'archivio. L'atrio del cavallo. La valle che separa il Monte Somma dal Vesuvio da Wikipedia) |
Il vasto incendio che da giorni interessa una parte del Parco Nazionale del Vesuvio sta sollevando forti preoccupazioni tra gli esperti di geologia e ambiente. Le fiamme, che ricordano il devastante rogo dell’estate 2017, stanno distruggendo porzioni di vegetazione preziosa e unica nel panorama naturalistico italiano, ma i danni non si fermano alla sola perdita di biodiversità .
Il Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca, continua a seguire l’evolversi della situazione in costante contatto con le autorità : «L’impegno delle squadre a terra e dei piloti dei mezzi aerei è encomiabile. Stiamo lavorando senza sosta per la tutela del patrimonio naturale e la sicurezza dei cittadini. A tutti coloro che sono impegnati nelle operazioni va il nostro sentito ringraziamento.»
Il Tavolo Permanente di Monitoraggio, attivato dalla Prefettura di Napoli e già riunitosi in più sessioni, continua a seguire minuto per minuto l’evolversi dell’emergenza. Il Parco Nazionale del Vesuvio partecipa attivamente alle attività congiunte insieme ai sindaci dei Comuni coinvolti, ai Carabinieri Forestali, alla Protezione Civile Regionale e ai Vigili del Fuoco.
La professoressa Monica Papini, presidente dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata e Ambientale (AIGA) e docente al Politecnico di Milano, sottolinea che l’incendio «rompe il fragile equilibrio geologico di quest’area montana».
Con la scomparsa della protezione vegetale, infatti, suolo e rocce vulcaniche rimangono esposti all’azione erosiva delle piogge, predisponendo il territorio a fenomeni di frane superficiali e trasporto solido verso valle. Questi eventi possono trasformarsi in alluvioni pericolose per i centri abitati situati alle pendici del vulcano, già storicamente colpiti in passato.
Anche la Società Geologica Italiana, per voce del suo presidente Rodolfo Carosi, richiama l’attenzione su un aspetto meno visibile ma altrettanto pericoloso: «Gli incendi, di per sé, non innescano immediatamente frane, ma preparano il terreno a fenomeni di instabilità che possono manifestarsi nelle stagioni successive, soprattutto in caso di piogge intense».
La perdita della copertura vegetale agisce come una “cicatrice” che indebolisce il territorio, rendendolo più vulnerabile ad altri eventi naturali. Secondo Carosi, il rischio è aggravato dal cambiamento climatico, che aumenta la frequenza di precipitazioni brevi ma eccezionalmente violente, capaci di scaricare in poche ore la pioggia di interi mesi.
Il Parco Nazionale del Vesuvio è un’area protetta di grande valore ambientale e culturale. L’attuale incendio non rappresenta solo una ferita paesaggistica, ma anche una minaccia diretta alla sicurezza delle comunità e alla stabilità del territorio.
Le organizzazioni scientifiche chiedono un’azione coordinata per la prevenzione e il ripristino, al fine di evitare che la catena di conseguenze innescata dalle fiamme possa ripetersi con effetti ancora più gravi.







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