Bye bye treno-tram. RFI dirotta i 50 mln di euro, mentre una stazione attende l’agibilità
Altro giorno, altra fuga. Questa volta ad andar via sono 50 milioni di euro destinati alla realizzazione del treno-tram per la tratta Foggia – Manfredonia.
La storia è ben nota e chi ha seguito in questi anni il susseguirsi dei lavori, rimandi, conferme e riconferme, ritardi realizzativi, proroghe divenute definitive e il barcamenarsi di soggetti politici per la realizzazione di un progetto nato inceppato fin dall’inizio, comprenderà che la sorte era nota..
Eppure non meno di circa nove mesi fa il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe voluto assegnare quei 50 milioni di euro se nel Patto per la Puglia vi fosse stato il progetto per realizzare il treno-tram Foggia-Manfredonia. Ma se il progetto non c’è, o non del tutto terminato, è naturale che i soldi non arrivino. E giacché i soldi non devono rimanere fermi perché non creano profitto, RFI li investe altrove.
È un peccato che ancora una volta la collettività deve subire la mal gestione della cosa pubblica, amministrata da sindaci, assessori e presidenti, che all’orizzonte intravedevano solo la riconferma su quelle poltrone scaldate da anni.
50 milioni di euro, non bruscolini, i soldi persi per un’infrastruttura strategica per la Capitanata, che avrebbe collegato meglio più velocemente il capoluogo dauno con la costa sipontina, quella che inevitabilmente porta turisti sul Gargano. Perciò, chi ne paga di più son proprio le località garganiche, oggi servite su gomma e su strade non dissestate, ma dissacrate dalla stoltezza invereconda sciatta di qualche politico locale. E sempre la colpa al politico? Certo, son loro che amministrano il bene pubblico, purtroppo con il nostro voto, spesso conferito per un piatto di lenticchie.
50 milioni andati in fumo, soldi di quel Patto per la Puglia che doveva ridare fertilità a un’economia costipata da trasferimenti in terre levantine e volutamente ridotte per dar fiato a quelle salentine. La Regione Puglia ha colpe, palesi e volute, con i nostri enti locali complici di tal furto. Correi sono i sindaci che a quel Patto hanno preso parte, specie se rieletti, cui son state conferite cariche in più a quelle già ricoperte. Per RFI tutto va bene giacché risparmiano soldi per un’infrastruttura nata zoppa, dirottando quei bei soldini per altre realizzazioni, più appetibili e convenienti per le loro casse, sempre più chiuse per la Capitanata. Una fra tutte (lo abbiamo già detto e scritto) è il “Bye bye Roma. Trenitalia bypassa Foggia. Il flop della politica e sindacati foggiani” che ha condannato Foggia alla miseria.
Treno –tram, quel veicolo su rotaia, che sarebbe dovuto partire dalla stazione ferroviaria di Foggia per approdare nella nuova e appariscente stazione di Manfredonia, costruita ex-novo, ma mai entrata in funzione per un’agibilità mai assegnata.
E qui entra in gioco un personaggio politico tanto importante quanto scaltro nel mestiere ricoperto, di quella politica fatta di promesse, sorrisi e sghignazzi, pacche sulle spalle e fumo negli occhi. Un sindaco sipontino che nel suo “pluri e poli” mandato ha solo mandato in evaporazione bilanci, lo dice la Corte dei Conti. Un Angelo Riccardi che fa il sindaco di Manfredonia e il presidente del Consorzio ASI, due cariche non cumulabili, non compatibili, tra l’altro messe alla gogna dall’ANAC. Ma lui va avanti perché è parte di una cabina di regia, ma fatiscente, credendo che tutto può e tutto gli si deve. Nel frattempo Manfredonia piange, e con essa un territorio che serve e che la serve. I proclami lanciati a mezzo stampa su eventuali ricorsi con azioni al Ministero dei Trasporti per recuperare quei fondi si riconfermeranno come le promesse fatte in campagna elettorale: il nulla, come sempre. E come sempre si tenta di addossare colpe a parlamentari, alle varie cariche istituzionali della Capitanata e a neo presidenti, perché lo scrollarsi delle responsabilità è un gioco tanto usato quanto abusato.
La storia è ben nota e chi ha seguito in questi anni il susseguirsi dei lavori, rimandi, conferme e riconferme, ritardi realizzativi, proroghe divenute definitive e il barcamenarsi di soggetti politici per la realizzazione di un progetto nato inceppato fin dall’inizio, comprenderà che la sorte era nota..
Eppure non meno di circa nove mesi fa il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe voluto assegnare quei 50 milioni di euro se nel Patto per la Puglia vi fosse stato il progetto per realizzare il treno-tram Foggia-Manfredonia. Ma se il progetto non c’è, o non del tutto terminato, è naturale che i soldi non arrivino. E giacché i soldi non devono rimanere fermi perché non creano profitto, RFI li investe altrove.
È un peccato che ancora una volta la collettività deve subire la mal gestione della cosa pubblica, amministrata da sindaci, assessori e presidenti, che all’orizzonte intravedevano solo la riconferma su quelle poltrone scaldate da anni.
50 milioni di euro, non bruscolini, i soldi persi per un’infrastruttura strategica per la Capitanata, che avrebbe collegato meglio più velocemente il capoluogo dauno con la costa sipontina, quella che inevitabilmente porta turisti sul Gargano. Perciò, chi ne paga di più son proprio le località garganiche, oggi servite su gomma e su strade non dissestate, ma dissacrate dalla stoltezza invereconda sciatta di qualche politico locale. E sempre la colpa al politico? Certo, son loro che amministrano il bene pubblico, purtroppo con il nostro voto, spesso conferito per un piatto di lenticchie.
50 milioni andati in fumo, soldi di quel Patto per la Puglia che doveva ridare fertilità a un’economia costipata da trasferimenti in terre levantine e volutamente ridotte per dar fiato a quelle salentine. La Regione Puglia ha colpe, palesi e volute, con i nostri enti locali complici di tal furto. Correi sono i sindaci che a quel Patto hanno preso parte, specie se rieletti, cui son state conferite cariche in più a quelle già ricoperte. Per RFI tutto va bene giacché risparmiano soldi per un’infrastruttura nata zoppa, dirottando quei bei soldini per altre realizzazioni, più appetibili e convenienti per le loro casse, sempre più chiuse per la Capitanata. Una fra tutte (lo abbiamo già detto e scritto) è il “Bye bye Roma. Trenitalia bypassa Foggia. Il flop della politica e sindacati foggiani” che ha condannato Foggia alla miseria.
Treno –tram, quel veicolo su rotaia, che sarebbe dovuto partire dalla stazione ferroviaria di Foggia per approdare nella nuova e appariscente stazione di Manfredonia, costruita ex-novo, ma mai entrata in funzione per un’agibilità mai assegnata.
E qui entra in gioco un personaggio politico tanto importante quanto scaltro nel mestiere ricoperto, di quella politica fatta di promesse, sorrisi e sghignazzi, pacche sulle spalle e fumo negli occhi. Un sindaco sipontino che nel suo “pluri e poli” mandato ha solo mandato in evaporazione bilanci, lo dice la Corte dei Conti. Un Angelo Riccardi che fa il sindaco di Manfredonia e il presidente del Consorzio ASI, due cariche non cumulabili, non compatibili, tra l’altro messe alla gogna dall’ANAC. Ma lui va avanti perché è parte di una cabina di regia, ma fatiscente, credendo che tutto può e tutto gli si deve. Nel frattempo Manfredonia piange, e con essa un territorio che serve e che la serve. I proclami lanciati a mezzo stampa su eventuali ricorsi con azioni al Ministero dei Trasporti per recuperare quei fondi si riconfermeranno come le promesse fatte in campagna elettorale: il nulla, come sempre. E come sempre si tenta di addossare colpe a parlamentari, alle varie cariche istituzionali della Capitanata e a neo presidenti, perché lo scrollarsi delle responsabilità è un gioco tanto usato quanto abusato.
N.O.C. Montanaro







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