Puglia. Commissione criminalità Regione, Caroli: «Massima attenzione alle condizioni dei minori nell'IPM»
Il presidente della Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, Luigi Caroli, ha inteso approfondire con alcune audizioni, il tema delle criticità di carattere sanitario, in cui si trovano i giovani minori in stato di detenzione presso l’Istituto Penitenziario dei Minorenni di Bari e i minori segnalati ai Servizi Minorili con dipendenze patologiche o con disturbi psichiatrici e psicopatologici presi in carico dal Servizio Sanitario territoriale.
Invitati all’audizione la Presidente del Tribunale dei Minorenni; il Direttore dell’Istituto penitenziario minorile di Bari; l’Assessore alla Sanità; il Direttore e il Dirigente del Dipartimento e della Sezione Promozione della salute e del benessere della Regione Puglia; la Presidente dell’Osservatorio regionale permanente sulla sanità penitenziaria; il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bari; il Direttore Sanitario dell’Azienda Sanitaria Locale della Città di Bari; il Dirigente Medico Reggente U.O.C. di medicina penitenziaria dell’Asl della Provincia di Bari; al Capo Dipartimento della giustizia minorile; la Direttrice del Centro della Giustizia Minorile di Puglia e Basilicata; il Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.
Nel corso dell’incontro sono emerse talune criticità del sistema penitenziario per i minori.
È necessario mettere in campo assunzioni di educatori e di assistenti adeguatamente formati. Anche il personale di custodia degli agenti di polizia penitenziaria e quello socio sanitario, deve ricevere una formazione professionale che abbia ad oggetto i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in considerazione della loro vulnerabilità e potenzialità, con particolare riguardo ai minori stranieri, che spesso non hanno familiari su cui poter contare. Bisogna intervenire perché sono tanti i detenuti minori che si trovano a vivere il tempo vuoto della detenzione, senza svolgere attività trattamentali e scolastiche. La Regione, deve aumentare l’offerta di formazione professionale e scolastica nei circuiti minorili, puntando al sostegno per evitare l’ingresso dei minori in carcere, educare i minori per renderli adulti responsabili.
In Italia i minorenni e giovani adulti in carico ai Servizi della Giustizia Minorile presenti nei Servizi residenziali, riferiti alla data del 15 giugno 2025 sono 1.809 di cui 1.710 maschi e 99 femmine; quelli in carico agli Uffici di servizio sociale (anche in carico agli USSM) sono 15.974 di cui 14.556 maschi e 1.418 femmine.
Gli ingressi e presenze nelle Comunità private nell’anno 2025 sono 1.197 in Italia.
I dati riportano un numero di ingressi e presenze negli Istituti penali per i minorenni presenti al 15 giugno 2025, in Italia di 586 giovani nei 17 istituti per minori.
Le condizioni dei detenuti nell'IPM (Istituto Penale per i Minorenni) di Bari, come in altri istituti simili, sono regolate da un sistema penitenziario minorile che mira alla rieducazione e al reinserimento sociale dei giovani detenuti. Le stanze possono ospitare due o tre persone e sono presenti spazi comuni per attività di gruppo. L'obiettivo principale è fornire ai giovani opportunità educative, occupazionali e di sviluppo delle competenze sociali.
Tuttavia, nel caso specifico dell'IPM di Bari, sono stati segnalati alcuni eventi critici, tra cui atti di autolesionismo e aggressioni. Inoltre, l'aumento delle sezioni a custodia chiusa, dove i detenuti trascorrono la maggior parte del tempo in cella, è motivo di preoccupazione, poiché può portare a maggiore disperazione e tensioni. L'isolamento informale e la custodia chiusa sono strategie che, secondo alcune fonti, potrebbero compromettere il percorso rieducativo.
In sintesi, l'IPM di Bari, come gli altri IPM, cerca di bilanciare la necessità di sicurezza con il reinserimento sociale dei giovani detenuti. Tuttavia, la gestione del carcere minorile, in particolare con l'aumento delle sezioni a custodia chiusa, solleva alcune preoccupazioni riguardo all'impatto psicologico sui giovani e all'efficacia del percorso rieducativo.
La presidente del Tribunale dei minori di Bari, Valeria Montaruli, ha sottolineato la carenza di raccordo fra settore socio assistenziale e settore sanitario. “Servirebbero delle equipe interdisciplinari per poter avere una presa in carico globale del minore. Esperti in scienze sociali, pedagogiche, psicologiche neuropsichiatriche, coordinante con mondo scolastico assessorato alla pubblica istruzione, ispettorati del lavoro – ha detto - È importante agire sul versante delle segnalazioni all’autorità giudiziaria se vogliamo agire sulla bonifica del tessuto sociale”.
La gestione psichiatrica è un problema molto serio all’interno dell’IPM di Bari, serve un protocollo sul rischio suicidario, linee guida precise. Una indagine del 2023 (inchiesta di Altraeconomia) ha mostrato come in Italia la spesa pro-capite per le benzodiazepine e antipsicotici sia vertiginosamente aumentata nelle carceri minorili.
Il direttore dell’IPM di Bari, Nicola Petruzzelli, ha lamentato l’inesistenza di un protocollo ormai in gestazione dal 2008.L’esistenza di una intesa precisa consentirebbe di fare chiarezza su chi deve fare cosa, pur in presenza di una Unità complessa di medicina penitenziaria, esistono problemi di procedure che non consentono l’attivazione di interventi immediati in risposta alle necessità sanitarie dei giovani detenuti.
Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, Piero Rossi, ha sottolineato che gli interventi sanitari negli istituti di detenzione per minori soffrono gli stessi problemi della sanità più in generale, la Regione è sempre pronta per interventi emergenziali, meno per quelli strutturali.“L’Osservatorio di sanità penitenziaria, svolge la sua funzione di prevenzione rischio suicidario e sono maturi i tempi per licenziar un documento che metta in evidenza la mancanza di figure di riferimento, i pochi medici e il turn over che non ha mai consentito una formazione adeguata, Aspetti conosciuti e presi in carico dalla nostra attenzione con buona volontà nelle difficoltà e nelle variabili indipendenti dalla nostra volontà “ – ha detto Rossi.
Il responsabile della Unità operativa complessa di medicina penitenziaria, Nicola Buonvino, ha sottolineato la necessità di un protocollo tra IPM e Asl per garantire continuità assistenziale.
“In ogni caso l’offerta sanitaria garantisce una presenza medica ospedaliera fino al venerdì e per il sabato e le domeniche esiste la guardia medica a disposizione I problemi sanitari hanno le stesse ricadute anche nei penitenziari e anche per dispensare i farmaci esistono gli stessi criteri restrittivi prescritti dai piani sanitari” – ha spiegato Buonvino
Elena Memeo del Dipartimento della salute della Regione Puglia ha sottolineato che la Regione intende fornire incentivi ai medici che decidono di lavorare negli istituti penitenziari, oltre che incentivare la telemedicina, con la messa in rete di cartelle informatizzate dedicate, nel rispetto della legge sulla privacy.
Una novità annunciata dalla dottoressa Memeo è l’assistenza assistenza sanitaria attraverso una equipe multidisciplinare. Con il tavolo delle dipendenze patologico la Regione sta predisponendo un regolamento in bozza per individuare un numero di centri terapeutici dedicati ai minori con dipendenze o quelli con problemi psichici.
Il presidente della Commissione, Caroli, ha preso l’impegno di continuare a monitorare queste problematiche, tenendo conto di tutto quanto emerso nel dibattito odierno.
Nel corso dell’incontro sono emerse talune criticità del sistema penitenziario per i minori.
È necessario mettere in campo assunzioni di educatori e di assistenti adeguatamente formati. Anche il personale di custodia degli agenti di polizia penitenziaria e quello socio sanitario, deve ricevere una formazione professionale che abbia ad oggetto i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in considerazione della loro vulnerabilità e potenzialità, con particolare riguardo ai minori stranieri, che spesso non hanno familiari su cui poter contare. Bisogna intervenire perché sono tanti i detenuti minori che si trovano a vivere il tempo vuoto della detenzione, senza svolgere attività trattamentali e scolastiche. La Regione, deve aumentare l’offerta di formazione professionale e scolastica nei circuiti minorili, puntando al sostegno per evitare l’ingresso dei minori in carcere, educare i minori per renderli adulti responsabili.
In Italia i minorenni e giovani adulti in carico ai Servizi della Giustizia Minorile presenti nei Servizi residenziali, riferiti alla data del 15 giugno 2025 sono 1.809 di cui 1.710 maschi e 99 femmine; quelli in carico agli Uffici di servizio sociale (anche in carico agli USSM) sono 15.974 di cui 14.556 maschi e 1.418 femmine.
Gli ingressi e presenze nelle Comunità private nell’anno 2025 sono 1.197 in Italia.
I dati riportano un numero di ingressi e presenze negli Istituti penali per i minorenni presenti al 15 giugno 2025, in Italia di 586 giovani nei 17 istituti per minori.
Le condizioni dei detenuti nell'IPM (Istituto Penale per i Minorenni) di Bari, come in altri istituti simili, sono regolate da un sistema penitenziario minorile che mira alla rieducazione e al reinserimento sociale dei giovani detenuti. Le stanze possono ospitare due o tre persone e sono presenti spazi comuni per attività di gruppo. L'obiettivo principale è fornire ai giovani opportunità educative, occupazionali e di sviluppo delle competenze sociali.
Tuttavia, nel caso specifico dell'IPM di Bari, sono stati segnalati alcuni eventi critici, tra cui atti di autolesionismo e aggressioni. Inoltre, l'aumento delle sezioni a custodia chiusa, dove i detenuti trascorrono la maggior parte del tempo in cella, è motivo di preoccupazione, poiché può portare a maggiore disperazione e tensioni. L'isolamento informale e la custodia chiusa sono strategie che, secondo alcune fonti, potrebbero compromettere il percorso rieducativo.
In sintesi, l'IPM di Bari, come gli altri IPM, cerca di bilanciare la necessità di sicurezza con il reinserimento sociale dei giovani detenuti. Tuttavia, la gestione del carcere minorile, in particolare con l'aumento delle sezioni a custodia chiusa, solleva alcune preoccupazioni riguardo all'impatto psicologico sui giovani e all'efficacia del percorso rieducativo.
La presidente del Tribunale dei minori di Bari, Valeria Montaruli, ha sottolineato la carenza di raccordo fra settore socio assistenziale e settore sanitario. “Servirebbero delle equipe interdisciplinari per poter avere una presa in carico globale del minore. Esperti in scienze sociali, pedagogiche, psicologiche neuropsichiatriche, coordinante con mondo scolastico assessorato alla pubblica istruzione, ispettorati del lavoro – ha detto - È importante agire sul versante delle segnalazioni all’autorità giudiziaria se vogliamo agire sulla bonifica del tessuto sociale”.
La gestione psichiatrica è un problema molto serio all’interno dell’IPM di Bari, serve un protocollo sul rischio suicidario, linee guida precise. Una indagine del 2023 (inchiesta di Altraeconomia) ha mostrato come in Italia la spesa pro-capite per le benzodiazepine e antipsicotici sia vertiginosamente aumentata nelle carceri minorili.
Il direttore dell’IPM di Bari, Nicola Petruzzelli, ha lamentato l’inesistenza di un protocollo ormai in gestazione dal 2008.L’esistenza di una intesa precisa consentirebbe di fare chiarezza su chi deve fare cosa, pur in presenza di una Unità complessa di medicina penitenziaria, esistono problemi di procedure che non consentono l’attivazione di interventi immediati in risposta alle necessità sanitarie dei giovani detenuti.
Il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, Piero Rossi, ha sottolineato che gli interventi sanitari negli istituti di detenzione per minori soffrono gli stessi problemi della sanità più in generale, la Regione è sempre pronta per interventi emergenziali, meno per quelli strutturali.“L’Osservatorio di sanità penitenziaria, svolge la sua funzione di prevenzione rischio suicidario e sono maturi i tempi per licenziar un documento che metta in evidenza la mancanza di figure di riferimento, i pochi medici e il turn over che non ha mai consentito una formazione adeguata, Aspetti conosciuti e presi in carico dalla nostra attenzione con buona volontà nelle difficoltà e nelle variabili indipendenti dalla nostra volontà “ – ha detto Rossi.
Il responsabile della Unità operativa complessa di medicina penitenziaria, Nicola Buonvino, ha sottolineato la necessità di un protocollo tra IPM e Asl per garantire continuità assistenziale.
“In ogni caso l’offerta sanitaria garantisce una presenza medica ospedaliera fino al venerdì e per il sabato e le domeniche esiste la guardia medica a disposizione I problemi sanitari hanno le stesse ricadute anche nei penitenziari e anche per dispensare i farmaci esistono gli stessi criteri restrittivi prescritti dai piani sanitari” – ha spiegato Buonvino
Elena Memeo del Dipartimento della salute della Regione Puglia ha sottolineato che la Regione intende fornire incentivi ai medici che decidono di lavorare negli istituti penitenziari, oltre che incentivare la telemedicina, con la messa in rete di cartelle informatizzate dedicate, nel rispetto della legge sulla privacy.
Una novità annunciata dalla dottoressa Memeo è l’assistenza assistenza sanitaria attraverso una equipe multidisciplinare. Con il tavolo delle dipendenze patologico la Regione sta predisponendo un regolamento in bozza per individuare un numero di centri terapeutici dedicati ai minori con dipendenze o quelli con problemi psichici.
Il presidente della Commissione, Caroli, ha preso l’impegno di continuare a monitorare queste problematiche, tenendo conto di tutto quanto emerso nel dibattito odierno.







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