Incendio Oasi Lago Salso. WWF Foggia chiede chiarezza. Lo sconforto di tre pionieri per l'Oasi - NOC Press

Incendio Oasi Lago Salso. WWF Foggia chiede chiarezza. Lo sconforto di tre pionieri per l'Oasi

(L'incendio visto da Monte Sant'Angelo | foto di Isabella Taronna)

nota del WWF Foggia.

 

«Sarà ricordato negli anni a venire come il Grande Incendio di Lago Salso, quello che ieri, 18 luglio, ha colpito il gioiello naturalistico di Manfredonia.

L’incendio, ancora attivo, ha già devastato centinaia di ettari di habitat naturali. Un disastro senza precedenti, che si prospetta come il più grave nella storia dell’Oasi e che solleva pesanti interrogativi sulla gestione e la prevenzione antincendio dell’area, da ormai sei anni sotto la responsabilità del Parco del Gargano a guida Pazienza, tramite la società di gestione posta in liquidazione nel 2019.
Il rogo, innescato nel pomeriggio di venerdì 18 luglio, è partito da nuovi focolai lungo la strada provinciale Manfredonia-Zapponeta, dopo che un primo innesco mattutino era stato prontamente domato dagli operatori dell’ARIF.

Questa volta, le fiamme hanno rapidamente investito la parte valliva dell’Oasi, propagandosi con forza attraverso i 500 ettari di canneto. Nonostante l’intervento dei Canadair, sospeso al tramonto, l’incendio si è esteso durante la notte all’adiacente riserva di Frattarolo, venendo parzialmente domato solo questa mattina con la ripresa delle operazioni aeree.

Una prima stima provvisoria indica almeno 800 ettari di aree naturali bruciate, con conseguenze drammatiche per la fauna locale. La valutazione dettagliata dei danni sarà possibile nei prossimi giorni, ma la gravità dell’accaduto impone sin da ora una riflessione urgente.

 

(L'Oasi Lago Salso dopo l'incendio | foto Matteo Nuzziello)

Domande ineludibili sulla gestione e la prevenzione:
L’Oasi Lago Salso, istituita grazie alla lungimiranza del compianto presidente del Parco del Gargano Matteo Fusilli e dell’allora sindaco di Manfredonia Gaetano Prencipe, è stata in passato teatro di numerosi incendi. Tuttavia, mai si era raggiunta una tale distruzione. Precedentemente, i focolai dalla strada provinciale non riuscivano a penetrare nella zona umida grazie agli elevati livelli idrici e alla vegetazione umida. Questa volta, la situazione è stata drammaticamente diversa, con il fuoco che si è sviluppato con grande forza proprio nella parte più profonda della zona umida.

È perciò fondamentale ottenere risposte chiare su alcuni aspetti.


  • Gestione dei livelli idrici: come sono stati mantenuti i livelli idrici all’interno dell’Oasi in questi anni? Sono stati contrastati efficacemente i prelievi abusivi di acqua, una problematica ricorrente nella stagione estiva?
  • Servizio di sorveglianza antincendio: il servizio di sorveglianza, in passato garantito dalla collaborazione con l’ARIF, è stato attivato quest’anno? Se sì, perché non ha funzionato adeguatamente?
  • Approvvigionamento idrico per mezzi di soccorso: il punto di approvvigionamento idrico per le autobotti della protezione civile, un tempo attivo all’ingresso dell’Oasi, era funzionante al momento dell’insorgere dei primi focolai?
  • Misure di prevenzione: sono state attuate le ordinarie misure di prevenzione incendi, considerando l’importanza e la vulnerabilità di quest’area protetta?


Le responsabilità e il futuro dell’Oasi:
A queste domande è chiamato a rispondere con urgenza il Prof. Pasquale Pazienza, la cui promessa di una “nuova stagione” per l’Oasi al momento della messa in liquidazione della società di gestione, sei anni fa, appare oggi tragicamente disattesa.

Al Ministero dell’Ambiente si chiede di avviare finalmente un’indagine seria e approfondita sulla gestione dell’Oasi avvenuta in questi anni.

Si richiede infine che il Comune di Manfredonia, in quanto proprietario dell’area, ne rientri immediatamente in possesso, dando finalmente esecuzione ai provvedimenti già adottati anni fa dai commissari prefettizi. È giunto il momento di definire, una volta per tutte, un modello gestionale chiaro e sostenibile per l’Oasi Lago Salso, un patrimonio di inestimabile valore non solo per i manfredoniani, ma per l’intero Paese».

 


 

A margine del presente comunicato, ma di egual intensità e valenza, tre pionieri per l'Oasi Lago Salso hanno diffuso le loro rimostranze, preoccupazioni e interrogazioni verso chi ha delle responsabilità per questo disastro faunistico-ambientale, oltre che per l'economia locale e la salvaguardia ambientale di un'area preziosissima e protetta. Loro sono chi fin dall'inizio hanno amato e curato quell'Oasi.

 

Vincenzo Rizzi

La Riviera Sud Brucia: Un Silenzio Che Urla Più del Fuoco.
La Riviera Sud di Manfredonia è sotto assedio, colpita da una serie di incendi dolosi che non possono lasciare indifferenti. Prima l'amata Oasi Laguna del Re, un simbolo di legalità e rinascita ambientale; poi, i depositi abusivi di ecoballe, ferite aperte nel cuore del nostro territorio; e ora, il recente attacco all'Oasi Lago Salso.
Quest'ultimo episodio, in particolare, è un segnale di gravissima escalation, una provocazione che non può che suscitare profondo allarme: un rogo appiccato in un'area dove è presente un Comando Stazione dei Carabinieri Forestali. Un gesto che, pur senza voler attribuire responsabilità dirette, manifesta una preoccupante sfacciataggine e un disprezzo per le regole e le forze dell'ordine.
Avevamo sollecitato un intervento immediato delle istituzioni per non lasciare solo il Comune di Manfredonia di fronte a questa aggressione. Il nostro appello al Presidente della Provincia e al Presidente della Regione è caduto nel vuoto più totale. Un silenzio assordante, che si estende, incomprensibilmente, anche all'Ente Parco, chiamato per statuto a tutelare questi beni.
Questo lungo silenzio, tuttavia, non è una novità. Per anni ci siamo esposti in prima persona, denunciando il degrado dell'Oasi Lago Salso, non solo con esposti e denunce formali, ma anche con azioni concrete. Abbiamo dimostrato, attraverso il lavoro all'Oasi Laguna del Re, come un'area umida possa essere gestita con successo e recuperata. Eppure, ogni nostra segnalazione, ogni allarme lanciato, è rimasto costantemente inascoltato.
L'impunità con cui certi fenomeni di illegalità continuano a operare, mostrando il proprio controllo sul territorio attraverso l'abbandono indiscriminato di rifiuti, l'abusivismo e l'arma del fuoco, è una realtà che pesa. Noi, ambientalisti e cittadini che crediamo ancora nello Stato di diritto, ci sentiamo sempre più soli. Continuiamo a scrutare l'orizzonte, attendendo segnali concreti, azioni tangibili,  che dimostrino una reale volontà di contrasto a questa deriva. Il tempo delle parole è finito, ora servono i fatti.

Maurizio Marrese

L’Oasi Lago Salso e la Palude di Frattarolo in fiamme. Un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili.
L’incendio del 18 luglio ha colpito duramente due degli ecosistemi più preziosi della Capitanata, devastando habitat prioritari e non, e lasciando dietro di sé un danno ambientale tanto grave quanto incalcolabile.
A Lago Salso, la flora include specie rarissime e localizzate, come Utricularia australis, presente solo qui in tutta la provincia di Foggia. La sopravvivenza di queste specie potrebbe ora essere seriamente compromessa, se non del tutto compromessa.
Anche la fauna ha subito perdite devastanti. Anfibi e rettili – come la Testuggine palustre (Emys orbicularis) – potrebbero aver visto crollare le loro popolazioni locali, forse irrimediabilmente. Gli uccelli hanno probabilmente perso nidi, pulli non ancora involati e, quel che è peggio, i luoghi di nidificazione storici, come le garzaie, attive da decenni. Questo significa che gli effetti del rogo si ripercuoteranno sulla biodiversità ornitica per i prossimi 20 o 30 anni.
Per i mammiferi – lontre, puzzole, volpi e altri – la fuga dalle fiamme e la salvezza dei cuccioli è stata, con ogni probabilità, una corsa impossibile.

 

Sergio Col
Abbiamo dedicato anni alla rinascita di quest’area, con la dedizione di chi ama profondamente la vita che cresce silenziosa tra i canneti, il volo degli uccelli che ritornano, la bellezza fragile di un ecosistema che chiede solo di essere rispettato. 
Perché la distruzione di questi habitat non è solo opera del fuoco: è figlia dell’indifferenza, del silenzio, dell’ipocrisia di chi finge di non vedere. 
Ma oggi, mentre le fiamme divorano ogni cosa, ci troviamo costretti a dire ciò che non avremmo mai voluto ammettere: questo territorio, o almeno parte di chi lo abita e lo amministra, non ama la natura.
Con gli amici di una vita: Vincenzo Rizzi, Matteo Caldarella, Maurizio Marrese, Matteo Orsino e Maurizio Gioiosa.

 

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