Iran, notte di caos: voci di un colpo di Stato tra attacchi e vertici militari decapitati
Teheran – Un’ondata di incertezza ha investito l’Iran nella tarda serata del 17 giugno 2025. Fonti regionali e internazionali riportano una serie di eventi che, messi insieme, delineano uno scenario instabile: attacchi mirati a infrastrutture strategiche, morti tra i comandanti dell’esercito, isolamento della Guida Suprema e un presunto passaggio di potere in atto all’interno dell’apparato militare.
Mentre Israele rivendica il controllo dello spazio aereo iraniano, con il sostegno esplicito di Washington, il paese appare stretto in una morsa militare e politica. Gli attacchi hanno colpito in modo chirurgico obiettivi sensibili, tra cui postazioni delle Guardie Rivoluzionarie, strutture di comunicazione, ospedali e persino la televisione di Stato.
Tra le vittime figurerebbero almeno due nomi di rilievo dell’establishment militare: il generale Ali Shademani e il capo di Stato Maggiore Gholamali Rashid. La notizia della loro eliminazione ha fatto immediatamente il giro delle cancellerie occidentali, alimentando le ipotesi di un’azione coordinata per destabilizzare la catena di comando.
A complicare ulteriormente il quadro, giungono notizie secondo cui Ali Khamenei, guida spirituale e politica della Repubblica Islamica, sarebbe stato trasferito in una località protetta. Secondo fonti vicine all’intelligence occidentale, la sua capacità decisionale sarebbe fortemente compromessa. Ciò avrebbe portato alcune frange dell’élite militare a spingere per una riorganizzazione del potere, al fine di preservare la tenuta del sistema istituzionale.
In assenza di comunicati ufficiali da Teheran, il termine “colpo di Stato” resta sospeso tra interpretazione e possibilità concreta. Tuttavia, l’assenza della Guida Suprema dalla scena pubblica, unita all’apparente ristrutturazione dei vertici militari, suggerisce che qualcosa di più profondo sia in atto.
Nel frattempo, i leader internazionali osservano con attenzione. Il presidente Trump, in dichiarazioni rilasciate dopo l’abbandono del G7, ha ribadito che l’obiettivo resta la “neutralizzazione del pericolo strategico rappresentato da Teheran”, lasciando intendere un sostegno implicito a un cambio interno della leadership. Il premier israeliano Netanyahu ha parlato apertamente della possibilità che il regime venga “sostituito dall’interno”.
Il rischio maggiore ora è il vuoto di potere, che potrebbe innescare reazioni a catena sia all’interno del paese, sia nei teatri regionali già esposti a tensioni. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se si tratta di una ridefinizione autoritaria dell’assetto statale o dell’inizio di una crisi più profonda e strutturale.







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