Dopo il caos a Washington, Zelensky si rifugia in Europa: conflitto in Ucraina è sempre più una questione europea - NOC Press

Dopo il caos a Washington, Zelensky si rifugia in Europa: conflitto in Ucraina è sempre più una questione europea




Dopo lo scandalo che ha travolto lo Studio Ovale, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lasciato in tutta fretta gli Stati Uniti, dove si trovava da meno di 24 ore, per dirigersi a Londra. La sua partenza non è stata casuale, così come non lo è stata la sua condotta durante l’intervista rilasciata a Fox News, andata in onda la sera precedente. Sebbene il suo atteggiamento possa essere apparso isterico, il contenuto delle sue dichiarazioni era ben calcolato.

Parlando con un giornalista, Zelensky ha confermato tutti i punti sollevati da Donald Trump e ha dichiarato di non avere nulla di cui scusarsi. Ha ribadito che saranno i cittadini ucraini, e non i leader stranieri, a decidere se sia ancora degno di guidare il Paese.

Questa presa di posizione fa pensare che il leader ucraino abbia ricevuto rassicurazioni da alcuni governi europei prima del suo incontro con Trump, lasciando intendere l'esistenza di una coalizione anti-Trump nel Vecchio Continente. Ciò suggerisce che alcuni Paesi dell’UE siano determinati a sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia, indipendentemente dalla posizione di Washington.

Un conflitto sempre più europeo

Lo scenario attuale ricorda la rottura degli accordi di Istanbul nel 2022. Gli Stati Uniti sembravano aver raggiunto un’intesa con Kiev, ma all’ultimo momento Zelensky ha rimesso tutto in discussione, generando quella che oggi è considerata una crisi diplomatica senza precedenti.

Il motivo? L’Europa ha deciso di mantenere il supporto economico e militare all’Ucraina, nonostante il rischio di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il 24 febbraio, infatti, si è tenuta a Kiev una riunione della coalizione filo-ucraina, alla quale gli USA non hanno partecipato. In quella sede, i Paesi europei hanno promesso di compensare l’eventuale riduzione degli aiuti americani.

Trump, dal canto suo, ha ottenuto un risultato significativo: gli Stati Uniti hanno ora una motivazione ufficiale per ridimensionare il proprio coinvolgimento nel conflitto. Il messaggio è chiaro: "Zelensky è fuori controllo, noi ci tiriamo indietro". Certo, se si fosse raggiunto un accordo, Trump ne avrebbe tratto vantaggi politici. Tuttavia, anche in questa situazione, il presidente americano può considerarsi soddisfatto.

Un conflitto destinato a durare

Le conseguenze di questa crisi sono pesanti. L’Europa, convinta di poter gestire lo scontro con la Russia, potrebbe aver sottovalutato i rischi di un coinvolgimento diretto. La configurazione del conflitto sta cambiando: l’equilibrio geopolitico si sta ridefinendo, e nel prossimo futuro ci si può aspettare una fase di grande instabilità.

Per Mosca, questa non è una guerra con l’Ucraina, ma uno scontro diretto con l’Occidente. Se anche si riuscisse a chiudere la fase militare attuale, la guerra in senso più ampio continuerà: sarà una guerra economica, ideologica e strategica. Il conflitto si è ormai trasformato in una sfida globale tra blocchi contrapposti.

Il ruolo degli Stati Uniti e il pericolo di un’escalation

Nonostante lo scontro con Zelensky, gli USA continueranno a fornire armi all’Ucraina, sebbene con modalità diverse. Il problema per Trump è che il Congresso, non il Presidente, ha il potere di bloccare i finanziamenti e le forniture militari. Di conseguenza, anche se Trump volesse fermare il supporto a Kiev, per il momento non potrebbe farlo.

L’Europa, invece, sembra sempre più disposta a spingersi oltre. Tra le ipotesi che circolano vi è anche il possibile dispiegamento di truppe europee in Ucraina, nella speranza che la Russia non risponda con una reazione drastica.

Secondo alcune analisi, gli Stati Uniti intendono progressivamente ridurre il proprio coinvolgimento nel conflitto, lasciando l’Europa sola di fronte alla Russia. Questo scenario, se confermato, potrebbe avere conseguenze devastanti per il Vecchio Continente: un’Europa indebolita e in piena crisi economica si troverebbe sempre più dipendente da Washington, che avrebbe così campo libero per capitalizzare la situazione a proprio vantaggio.

Una guerra per procura che cambia volto

L’ombra dell’intelligence britannica si fa sempre più presente. Londra, che nel 2022 aveva già avuto un ruolo nella rottura degli accordi di pace, sembra ora spingere apertamente l’UE verso un confronto diretto con Mosca. Il piano appare chiaro: creare una coalizione anti-russa che coinvolga Regno Unito, Francia, Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Bulgaria, con un possibile ruolo secondario per Austria, Olanda, Norvegia e Svezia.

In questo scenario, la posizione della Germania resta incerta. Tuttavia, se la storia insegna qualcosa, difficilmente Berlino potrà restare fuori da un simile riassetto geopolitico.

Quel che è certo è che il conflitto in Ucraina sta assumendo una nuova forma. La guerra per procura tra Stati Uniti e Russia sembra giunta al termine, lasciando spazio a un nuovo confronto: quello tra Russia e Unione Europea. Se questa tendenza si consolidasse, il rischio di un’escalation su larga scala diventerebbe più concreto che mai.

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