Promulgata la LR 30/2024 “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Puglia”
Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha promulgato una nuova legge regionale che detta norme e dispone interventi graduali finalizzati alla tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Puglia. Il testo della legge promulgata è stato inviato al Bollettino Regionale per la pubblicazione.
“Ancora una volta – ha commentato il presidente Michele Emiliano - la Regione Puglia approva una legge a difesa dei diritti dei cittadini. Con la LR 30 riconosciamo la dignità del lavoro, perché nelle gare d’appalto bandite dagli uffici regionali, delle agenzie e delle aziende sanitarie e ospedaliere, si dovrà prevedere a tutela dei lavoratori un trattamento economico minimo inderogabile pari a 9 euro l’ora e la corretta applicazione dei contratti collettivi attinenti all’attività svolta. In questo modo cerchiamo di arginare il fenomeno ormai molto diffuso della povertà lavorativa, ma soprattutto rispettiamo la Costituzione che all’art. 36 sancisce il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, sufficiente ad assicurare ai lavoratori e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa.”
La L.R. 30, “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti della Regione Puglia”, stabilisce che la Regione Puglia, le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le Sanitaservice, le agenzie regionali e tutti gli enti strumentali regionali indichino in tutte le procedure di gara, in coerenza con la normativa vigente, che al personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e concessioni sia applicato il contratto collettivo maggiormente attinente all’attività svolta, stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, salvo restando i trattamenti di miglior favore. Inoltre gli stessi soggetti dovranno verificare che i contratti indicati nelle procedure di gara prevedano un trattamento economico minimo inderogabile pari a 9,00 euro l’ora e procedere a verifiche, ai sensi dell’art. 11 del Codice degli Appalti, in caso in cui gli operatori economici dichiarino di applicare, in sede di offerta, un differente contratto collettivo, che tale contratto garantisca ai dipendenti le stesse tutele di quello indicato dalla stazione appaltante.
La Regione Puglia, le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le Sanitaservice, le agenzie regionali e tutti gli enti strumentali regionali conducono il giudizio di equivalenza sulla base dei dodici parametri indicati dall’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) nella relazione illustrativa al Bando tipo n. 1/2023, elaborati sulla base delle indicazioni fornite dall’Ispettorato nazionale del lavoro con la Circolare 28 luglio 2020, n. 2. Può ritenersi sussistente l’equivalenza in caso di scostamenti in numero massimo di due parametri, se i soggetti suddetti accertano preventivamente che il diverso contratto collettivo indicato dagli operatori economici in sede di offerta preveda una retribuzione minima inderogabile pari a 9,00 euro l’ora. La verifica da effettuare verte sull’equivalenza sia delle tutele normative che delle tutele economiche dei diversi contratti collettivi.
nota della consigliera regionale e vicesegretaria del PD Puglia, Lucia Parchitelli: “La Puglia all’avanguardia nella tutela dei diritti dei lavoratori”
“La promulgazione della Legge regionale 30/2024 sul salario minimo segna un passo concreto nella tutela dei diritti di tutti i lavoratori pugliesi.
Da oggi, infatti, nelle procedure di gara per l'affidamento di lavori, servizi e forniture, la Regione dovrà garantire che al personale impiegato venga applicato il contratto collettivo più attinente all’attività svolta, stipulato dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Con riferimento alla retribuzione, poi, la Legge prevede che non possa mai essere inferiore ai 9 euro/ora.
"Giunge così a compimento, in Puglia, la battaglia che il Partito Democratico sta conducendo in tutta Italia per l'affermazione di un principio inderogabile e cioè che al di sotto della soglia di 9 euro all'ora non è più lavoro ma è sfruttamento.
"Questa norma è una risposta concreta alla sempre più diffusa povertà lavorativa, un fenomeno che colpisce anche chi, pur avendo un impiego, non riesce a condurre una vita dignitosa, ed è il risultato di un percorso più ampio che la Regione Puglia sta portando avanti per garantire equità sociale e tutelare i diritti dei cittadini. Come recita l’articolo 36 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto a una retribuzione equa, i lavoratori e le loro famiglie devono poter vivere un’esistenza libera e dignitosa.
"Negli ultimi tre anni i prezzi in Italia sono aumentati del 17%, i salari solo del 4,7%, il lavoro dipendente si è impoverito come in nessun altro Paese europeo: i nostri stipendi sono più bassi rispetto al 1990. Il Governo delle Destre continua a voltare le spalle a oltre 3 milioni di lavoratori. Questo non è guardare ai bisogni dei cittadini.
"In un momento storico in cui i diritti sembrano essere messi in discussione, la Puglia si pone all'avanguardia nella tutela dei diritti dei lavoratori e certifica un modello virtuoso utilizzabile in tutto il Paese”.







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