"Terre di Puglia" la cooperativa che gestiva beni confiscati alla mafia va in crac - NOC Press

"Terre di Puglia" la cooperativa che gestiva beni confiscati alla mafia va in crac

 




Quasi un milione di euro di debiti. Si cerca di correre ai ripari per non perdere un patrimonio antimafia

Per anni è stato un modello di riscatto sociale, la restituzione alla società civile dei beni confiscati alla mafia, per mezzo della cooperativa «Terre di Puglia» che dal 2008, sotto l’egida di Libera, l’associazione antimafia fondata da don Luigi Ciotti, ha lavorato su quei campi, gestendo 80 ettari di terreni confiscati alla criminalità organizzata tra Mesagne, Torchiarolo, Oria e Fasano.

Tuttavia fare impresa significa, in ogni caso gestire un'attività cercando di fare utili o quantomeno di non andare in perdita.

E in questi anni venivano commercializzati i prodotti coltivati su queste terre.

Qualcosa poi, ha cominciato a non funzionare, ed in effetti alla fine del 2023 nella cooperativa risultavano debiti per circa 900 mila euro. Per questo si è proceduto con la messa in liquidazione.

Tuttavia, essa rappresenta un simbolo, ed è proprio questo che ha fatto si che Prefetto e sindaci scendessero in campo per arrivare ad una gestione alternativa. Nei prossimi giorni a Brindisi è convocato un tavolo in Prefettura per mettere a punto un piano B e non perdere un patrimonio dell'antimafia. E su questo non si tira indietro la stessa associazione Libera con i vertici nazionali.

A tale scopo, la Prefettura brindisina ha convocato un tavolo a cui prenderanno parte anche i sindaci di Mesagne, Torchiarolo, Oria e Fasano con l’obiettivo di trovare una nuova strada per la sopravvivenza di un progetto che ha rappresentato un alto valore simbolico nella lotta alla criminalità organizzata.

Ed è stato lo stesso don Ciotti a spiegare chi ha gestito la cooperativa ha avuto i primi problemi durante il Covid quando «la crisi – ha detto il sacerdote – ha travolto il nostro Paese, i prodotti biologici ed etici hanno costi per forza di cose maggiori, e non sempre il mercato è in grado di accoglierli. Sono tutte cose su cui riflettere» per poi ammettere che «qualche errore sarà stato commesso anche nella gestione della cooperativa, è chiaro. Ma questo sarà poi appurato. La mia preoccupazione quando sono sceso in Puglia in queste settimane è stata più che altro stare accanto alle persone che ci lavorano e al tessuto associativo del territorio che ha senza dubbio accusato un duro colpo».

La speranza, quindi, è ora quella di trovare una strada nuova per portare avanti il progetto che negli anni ha coinvolto migliaia di giovani del territorio e non solo.

Le parole del fondatore dell’associazione: «La volontà è quella di riprendere il percorso magari anche attraverso una nuova realtà»

Resta il rammarico per il tramonto di un'esperienza lunga oltre 15 anni. Ma al momento resta ferma la volontà dei Comuni titolari dei terreni di continuare a promuovere l'antimafia sociale.



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