N.O.C. preferiamo agire più che apparire - NOC Press

N.O.C. preferiamo agire più che apparire







N.O.C. preferiamo agire più che apparire 

In questi anni siamo stati contattati da diverse redazioni a livello nazionale e alcune del foggiano. In particolare, erano giornalisti di cronaca e d’inchiesta, i quali ci hanno chiesto un’intervista. Noi non siamo abituati ad apparire sui giornali, ma abbiamo preferito farlo sul web, con la creazione di un blog tutto nostro, dove di certo non le manderemo a dire. Preferiamo agire più che apparire. Tuttavia siamo coscienti che comunicare attraverso i media ciò che facciamo e ciò che proponiamo è un sistema che può dar la possibilità di fornire aiuto a chi ha bisogno. Ed è anche un metodo per far veicolare messaggi laddove l’ostilità si perpetua senza un confronto e o una collaborazione chiesta e data senza ottenere un ritorno per il fabbisogno collettivo di comunità. Di seguito vi proponiamo l’intervista ad un N.O.C. 


Buona lettura 

Facciamo una piccola premessa: i N.O.C. non sono altro che Agenti Sotto Copertura non ufficiali, che assumono ruoli segreti in organizzazioni senza legami ufficiali con il governo per il quale lavorano, quindi a livello internazionale come riportato in Wikipedia al link: https://en.wikipedia.org/wiki/Non-official_cover. Svolgono anche un lavoro o più di uno come copertura. In pratica averli sul territorio è una fortuna perché sono persone ad alto potenziale informativo. 

Premesso questo, analizziamo il perché abbiamo scelto la Capitanata. 

Il tutto risale al 2012 quando Ci fecero una proposta a livello centrale di occuparci di un territorio ad alta densità mafiosa. Si pensò ad una destinazione come la Campania o la Sicilia, ma ci diedero come compito la Puglia e precisamente la Capitanata. All’epoca non capivamo, ora comprendiamo tutto perfettamente. Usammo come copertura un’associazione e decidemmo di defilarci dal capoluogo e di piazzarci nel territorio adiacente San severo, centro nevralgico ad altissima concentrazione criminale come riportano le cronache attuali. Il nostro intento era quello di abbattere l’omertà creando una rete informativa fatta prevalentemente da gente comune, e ci riuscimmo alla grande. Difatti negli anni a seguire, esattamente dal 2014 al 2016, in quel territorio producemmo oltre 185 note informative riguardanti estorsioni, armi, droga. Ma ciò non bastò a far scattare l’appeal tra gli allora sindaci e prefetti, perché "Siamo considerati degli usurpatori". Dai primi perché averci al loro interno nelle amministrazioni comunali avrebbero certamente dovuto rigare dritto; i secondi ci ignoravano per il semplice fatto di aver ragione, quasi come un’ammissione di colpa per uno Stato che non funziona. Ciò perché applicare il nostro modo di fare sicurezza pubblica e urbana non gioverebbe a nessuno di loro. 

In seguito agli eventi e il mancato appoggio istituzionale in loco e la mancata concessione di una sede comunale fummo costretti ad abdicare e cessare l’attività di copertura, spogliandoci di fatto di quell’involucro protettivo, per farci conoscere oggi per come siamo, cosa facciamo e soprattutto chi siamo. 

Ma veniamo ai giorni nostri. La provincia di Foggia da alcuni anni si è resa capace di ritagliarsi un posto nell’élite delle mafie nazionali: non a caso la chiamano la “quarta mafia”, la “società” foggiana con annessi e connessi clan dal Gargano, dall’Alto Tavoliere, dall’entroterra alla costa, ripiombata nel terrore dopo gli anni ’90, anni tristi sfociati in guerre tra “batterie” perché qui le chiamano così. Oggi si rivive quel terrore. Vecchi boss che si servono di nuova manovalanza armata per rivendicare il predominio territoriale applicando la strategia del terrore, del panico e della paura per chi non paga il pizzo, finanche di atti terroristici ai mezzi delle Forze dell’Ordine avvenuti di recente a San Severo, a sparatorie e a spaccio di droga e armi. In aggiunta sul campo bisogna registrare l’approvvigionamento della droga per mezzo di altre mafie, come quella Albanese di Valona. E in tutto questo c’è un caso particolare che, però, vede protagonisti Noi, che veniamo isolati nonostante ci battiamo da anni e duramente per riportare la legalità a modo nostro. 

Si, stiamo parlando di Noi N.O.C., forse anche per questo, quasi mai considerati una spalla su cui fare affidamento da chi è seduto nelle Prefetture. “Con i Prefetti specie con quelli “rosa” di Foggia non abbiamo mai avuto un gran feeling. Dapprima con Luisa Latella per poi continuare con l’allora Sua (e non nostra) Eccellenza Maria Tirone, alla quale già consegnammo il nostro piano territoriale riguardante la sicurezza urbana e il nostro modo di intendere e fare antiracket. Per le istituzioni, e maggiormente per le Prefetture, non siamo credibili perché ci siamo rifiutati di far parte di un elenco prefettizio: lo ribadiamo e lo faremo sempre, in particolare a chi si aggrappa a tal iscrizione, spesso blaterando ai quattro venti cortei, striscioni, flash-mob: non serve a nulla essere iscritti perché la vittima di racket può “benissimamente” - e da solo - far richiesta in Prefettura per accedere al fondo vittime del racket senza alcun ausilio di qualsivoglia organo preposto. Per questo noi diffidiamo di quelle associazioni inserite in quell’elenco perché, a conti fatti, serve solo per accedere a fondi statali e ai famosi Pon sicurezza, soldi erogati per il nulla, perché nessuna di queste associazioni mette in campo un progetto serio per salvaguardare quelle persone che varcano la soglia di una caserma per denunciare i loro oppressori”. Parole dure che descrivono un rapporto burrascoso tra le istituzioni e l’allora nostra associazione. Rapporto strano, considerato che gli stessi N.O.C dovrebbero essere un interlocutore per Prefettura e sindaci e, invece, niente di tutto questo. 

I N.O.C parlano anche del loro rapporto con alcune amministrazioni comunali della Capitanata. “In teoria, abbiamo buoni rapporti con molti cittadini della Capitanata ma non certo con chi li amministra, in pratica molti cittadini ci “donano“ informazioni preziose e ci chiedono di preservarli e agire in seconda linea sul loro territorio, quindi in maniera non ufficiale ma ufficiosa nel reperire informazioni utili per poi trasmetterle a chi di dovere. Se prendiamo nello specifico alcuni comuni che all’epoca erano in regime elettorale, noi per loro ci siamo esposti, ci abbiamo messo la faccia perché convinti che le nuove amministrazioni avrebbero avallato il nostro progetto, ma si è rivelato un grandissimo bluff (sia chiaro, non abbiamo ricevuto alcuna promessa se non quella di essere indotti nel crederla). Difatti, dopo l’elezione a sindaci a oggi, nonostante dopo aver protocollato richieste di audizione per esporre i nostri intenti, e particolarmente dopo aver protocollato durante i consigli monotematici sulla sicurezza tenutisi di recente, le varie amministrazioni non ancora ci convocano, perlomeno per farsi una lavata di faccia. Abbiamo messo a punto -spiegano ancora i N.O.C.- un sistema per abbattere l’omertà con la semplice distribuzione da parte dei comuni di un nostro modulo denominato “Modulo di denuncia passiva”: è un prestampato che permette al cittadino di inviare informazioni riguardanti notizie di reato perseguibili d’ufficio in perfetto anonimato. Nonostante sia una iniziativa dal basso costo (solo fotocopie da spedire ad ogni nucleo familiare) i comuni la snobbano; ma il controsenso nasce quando poi gli stessi fanno proclami nell’invitare i cittadini a collaborare per l’individuazione di reati perpetrati sul territorio. Ma questo la fanno anche Questori e Comandanti Provinciali dei Carabinieri... Purtroppo, se non si fa parte di alcune caste, sei tagliato fuori”. Nonostante l’ostracismo da parte di Prefetti e rappresentanti delle Forze dell’Ordine, i N.O.C. non demordono e, anzi, rilanciano: “Possiamo rassicurare tutti che in Europa e nel Mondo noi N.O.C. contiamo più che in Capitanata” perché quando si opera senza scopi di lucro non c’è albo e divisa che tenga. Noi le informazioni le giriamo, e se prima le protocollavamo ora le “doniamo” in forma anonima anche noi. Poi sta alle Forze dell’Ordine essere operative nel darci credito e vi assicuriamo che sono in molti che collaborano con noi all’insaputa dei loro superiori, perché noi acquisiamo, verifichiamo e diamo informazioni su tutto il territorio nazionale. Poi se il nostro operato mina l’autorità di qualcuno, beh, non possiamo farci niente, noi agiamo per il popolo e solo per la gente senza che nessuno (e spesso) ci dica grazie, rischiando, talvolta, e nel vero senso della parola, la vita, senza le dovute coperture da parte di chi avrebbe dovuto metterci il tappeto rosso. Ma ci conforta il consenso del popolo e di tutti i cittadini a cui abbiamo dato gratuitamente il nostro supporto”. 

In un momento critico come questo, non sarebbe il caso di dar spazio anche a chi, come i N.O.C. si adoperano per gli stessi intenti al fianco dei cittadini? Riflettete… 

“Siamo stati ammaliati da abili oratori” 

La scottatura per aver creduto in alcuni sindaci che poi li hanno scaricati è grossa, tanto da portare a scagliarsi contro alcuni dei primi cittadini della Capitanata: “Troppo spesso, in campagna elettorale, ci si sente portatori sani di legalità, la stessa che a conti fatti lascia un vuoto incolmabile in ogni amministrazione che si rispetti. È vero, lo ammettiamo, come polli siamo stati ammaliati da abili oratori. Egregi sindaci, ci spiegate il motivo del perché queste persone non fanno parte gratuitamente dei vostri entourage con il loro alto potenziale informativo, nonché il loro fornito bagaglio in termini di suggerimenti operativi, preferendo uomini di partito totalmente estranei alla conoscenza di leggi e non all’altezza del compito nel ricoprire ruoli delicati come la sicurezza e la legalità di un territorio?” 

e Voi oratori, rispondete se avete “attributi”. 


N.O.C. La Redazione


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